MarkeThings #129
Si può fare il burro mentre si corre? Spotify in metro, Bending Spoons a Wall Street
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Settimana storica a livello business in Italia: la quotazione di Bending Spoons è un traguardo straordinario di cui è necessario parlare. Nel frattempo, Spotify ha fatto un’altra campagna ben riuscita in metro a Milano e le pause idratazione (hydratation break) durante i Mondiali fanno parlare.
Tutto questo e una domanda virale nel nostro numero di oggi. Go!
Notizia 1: Bending Spoons si quota a Wall Street
È una notizia di portata straordinaria per il nostro Paese. Un’azienda, nata come startup, fondata da 4 italiani e con sede a Milano si quota al Nasdaq.
Non è il primo unicorno italiano, lo scettro lo teneva in mano Yoox. Ma è la prima a tech company italiana a quotarsi in borsa a Wall Street.
Bending Spoons, però, è un’azienda “particolare”: nasce con lo sviluppo software, nel corso degli anni ha fatto acquisizioni mirate per portarsi in casa app come Eventbrite, WeTransfer e Evernote tra le più note.
Le prende, sventra il mammut di costi e processi, le ricostruisce. L’ha fatto con circa 50 aziende.
Come nota Il Sole 24 Ore: è un’azienda particolare a partire dal nome, che arriva da una scena del film Matrix. La startup nasce dalle macerie di Evertale, un diario digitale fallito nel 2013.
Con i 40mila euro rimasti dopo la liquidazione di quel primo progetto, l’amministratore delegato, Luca Ferrari e i co-fondatori hanno avviato quella che oggi è una delle società tecnologiche più rilevanti d’Europa.
Il gruppo è cresciuto passo dopo passo, attraverso più di 50 acquisizioni, fino ad arrivare alla notte tra mercoledì e giovedì.
25 miliardi di valutazione. Centinaia di nuovi milionari in Italia creati da zero.
E perché questa è una notizia meravigliosa, e di cui bisognerebbe parlare di più?
Perché è un inizio.
Arriveranno altre acquisizioni, probabilmente.
Ma il segnale per chi fa business è che abbiamo piantato una bandiera in un territorio finora sconosciuto e che anche qui possiamo farcela.
Notizia 2: Spotify lancia “Fanne una Playlist” in metro a Milano
Nuova campagna firmata insieme a Acne Italia e pensata per la Gen Z.
Il concept: ogni momento della vita — la situationship finita male, la sessione d’esami infinita, il viaggio ancora da fare — diventa una playlist.
Se ti aspetti la solita autocelebrazione, fermati un attimo: la parte interessante non è il concept, è come è nato.
Prima di scrivere qualsiasi cosa, Spotify ha chiesto alla community di mandare i titoli delle playlist più creative, divisi per categoria.
Amore, studio, vacanze, coinquilini. Tra le migliaia di proposte arrivate, l’agenzia ha selezionato le più originali.
E poi le ha trasformate nei soggetti della campagna outdoor: domination nella metro di Porta Venezia a Milano, più una versione digital sulla Darsena dal 13 giugno.
Il copy, in pratica, non l’ha scritto un copywriter: l’ha scritto il pubblico, gratis, e pure entusiasta di farlo.
In parallelo, ci sono state anche attivazioni (ben fatte) con ScuolaZoo, Trash Italiano e WeRoad. E ne abbiamo parlato anche noi:
Notizia 3: Lactantia e il burro virale
Da qualche mese sul running-TikTok circola il “burro del corridore”: chiudi della panna in un contenitore sigillato, la porti con te durante una corsa lunga, lo sballottamento fa il resto e alla fine hai… il burro.
Lactantia, marchio caseario canadese, invece di limitarsi a repostare il trend lo ha trasformato in un prodotto vero: The Ultimate Butter Churning Vest.
Di cosa si tratta?
Un gilet da corsa con tasca frontale isolata, contenitore BPA-free anti-perdita e sfera cinetica per velocizzare la zangolatura, più raffreddamento attivo e finestra trasparente per controllare i progressi.
A fine corsa, due tasche dedicate: una per il coltello, una per la fetta di pane.
Il burro si assaggia sul posto.
Sviluppato con Ostrya Equipment (Quebec) e lanciato a giugno con l’agenzia Rethink, il gilet è stato distribuito in edizione limitata in Canada e testato da runner come Ralph Aaron, da Toronto.
Chapeau all’agenzia Rethink che, secondo la giudice che l’ha premiata come Best of the Week, "ha intercettato un trend sociale rilevante e ha dato al cliente la possibilità di intervenire nella conversazione in un modo che ha aggiunto valore reale".
Si stanno lamentando della pubblicità durante i Mondiali in Nord America.
Tutta colpa degli “hydratation break”.
Cosa succede: durante le partite non c’è solo la pausa dopo 45 minuti, ma a metà del primo e del secondo tempo c’è una pausa per idratarsi (abbastanza lunga) che viene riempita di pubblicità.
Il pretesto: fa caldo, i giocatori ne hanno bisogno.
In pratica: anche i budget pubblicitari piazzati ne hanno bisogno.
Rory Sutherland, gigante della pubblicità mondiale e vicepresidente di Ogilvy UK, lo fa notare in un editoriale per The Drum e fa un’osservazione interessante, sottile, come è solito fare.
Secondo Sutherland per i tifosi di calcio, che per molti versi sono follemente tradizionalisti, non c’era altro modo di vedere questi “hydratation break” come qualcosa di diverso da una grottesca intrusione commerciale nel loro prezioso sport.
Eppure, chiamati in questa maniera, sono quasi accettabili.
E quindi: ci pensi a quante volte i nostri pareri siano influenzati da come sono presentati alcuni concetti?
Se questo break lo avessero chiamato super spot, o pausa pubblicitaria, quanto li avrebbero tollerati i tifosi? Meno di zero.
Così? Almeno fanno parlare.
La sua provocazione poi si sposta sull’elettrico in maniera brillante. La riportiamo per intero:
Quasi nessuno sa che le auto elettriche sono cinque volte più efficienti nel tradurre l’energia in movimento rispetto a un motore a benzina.
Presentando le informazioni esclusivamente in termini di autonomia, l’auto elettrica perde. Presentalo come la distanza che puoi percorrere con pochi centesimi di energia e vincerà a mani basse.
A volte non è questione di cosa presenti, ma di come viene esposto e su che piano viene messo.
Pensavi ci fossimo dimenticati delle risorse eh?
E invece no, eccole qui, ora capirai perché.
Risorsa #1: Alchimia
Mentre scrivevamo la parte su Sutherland, abbiamo pensato che inserire un suo libro fosse una buona idea.
Soprattutto perché lo abbiamo già letto.
Soprattutto perché nel suo pezzo ritornava una delle sue frasi cult:
“The opposite of a good idea can also be another good idea”
Poi, oh, siamo in estate.
È tempo di lettura sotto l’ombrellone magari.
Risorsa #2: Questo invece non l’abbiamo ancora letto
Visto che siamo in tema libri, è uscito in italiano l’ultimo di Peter Thiel, ex co-fondatore di PayPal.
Qui conosciamo (non personalmente) l’autore, già famoso per il suo libro “Zero to One”.
Sono solo 112 pagine, passa dalla filosofia politica all’intelligenza artificiale, da Palantir a Trump. È un titolo molto in hype, noi te lo segnaliamo.
Per questa settimana è tutto.
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