MarkeThings #121
Brandchella, Pringles e i social gestiti da "miocuggino" sono il futuro?
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Per oggi trovi una piccola variazione sul tema: le Provocazioni saranno 2 anziché una e viceversa per i tool.
Vediamo tutto nel nostro 3-2-1. Go!
3 Notizie dal Mondo Marketing
Notizia #1: l’ascesa di Brandchella e come il deserto della California ha ridefinito il marketing globale
Quello che oggi conosciamo come l’evento più glamour e commercialmente redditizio del pianeta, nel 1999 era considerato un “suicidio finanziario”.
Quando Paul Tollett e Rick Van Santen lanciarono la prima edizione del Coachella Valley Music and Arts Festival, l’obiettivo era modesto: creare una risposta americana ai festival europei come Glastonbury, puntando sulla qualità artistica piuttosto che sulle classifiche.
La prima edizione (ottobre 1999) ospitò nomi come Beck e Rage Against the Machine, attirando 37.000 persone ma chiudendo con una perdita di circa 850.000 dollari.
Dopo un anno di stop per evitare il fallimento, nessuno avrebbe immaginato che, 25 anni dopo, quel brand sarebbe diventato una miniera d’oro capace di incassare 114,6 milioni di dollari in un solo anno (2017) e di ospitare oltre 125.000 persone al giorno.
Il vero miracolo di Coachella non è però nel numero di biglietti venduti, ma nella sua trasformazione in un’opportunità di investimento per i brand. Le aziende non pagano più solo per mettere uno striscione; pagano decine di milioni per essere associate a ciò che il pubblico fa con quello che vede.
Basta pensare che nel 2025, il solo account ufficiale del festival ha prodotto 9,1 milioni di dollari in impression e interazioni organiche.
Nell’edizione del 2026, il 25° anniversario del festival, in cui è stato confermato il definitivo allontanamento dalle origini indie rock verso il pop massimalista.
Sabrina Carpenter ha aperto il weekend con una produzione hollywoodiana durata sette mesi di preparazione, completa di insegna “Sabrinawood” e camei di star del calibro di Susan Sarandon e Will Ferrell.

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Nonostante il successo, il festival non perdona gli errori: un suo commento frainteso su un grido di celebrazione arabo di un fan (scambiato per uno “yodel”) è diventato virale in pochi secondi, dimostrando come la cassa di risonanza di Coachella possa essere un’arma a doppio taglio.
Justin Bieber, al contrario, ha scelto un approccio minimalista, quasi spiazzante.
È apparso da solo in felpa e jeans, trascorrendo parte del set cantando sopra i propri vecchi video di YouTube da un MacBook posizionato sul palco.
Una scelta che ha diviso il web tra chi l’ha definita una performance d’avanguardia e chi il “peggiore spettacolo della storia dell’evento”.
Infine, Karol G chiude il cerchio della diversità culturale diventando la prima artista latina headliner nella storia di Coachella, segnando un nuovo capitolo narrativo per il brand del festival.
Ormai Coachella non rimane solo nel deserto, ha impatto mondiale.
Notizia #2: il futuro del social media content per i brand? Le fan page
Cousin Labs (tradotto: Laboratorio di mio Cugino) è l’agenzia che gestisce @not_spiritairlines e @arbysboys, due account che si definiscono “pagine dei fan” di Spirit Airlines e Arby’s. Gli account sono ricchi di sketch comici, solitamente incentrati sui “dipendenti”.
Sul sito web di Cousin Labs si definiscono “creati per l’era degli algoritmi”, affermando che “la rilevanza e la velocità creativa determinano il successo sui social a pagamento e organici”.
Si tratta di una strategia che sembra in qualche modo innovativa nel mondo del branding, ma che è stata utilizzata in varia misura sia nella musica che in politica.
Ad esempio, la fan page di Taylor Swift, Taylor Nation, è gestita dal suo team di management. Politici come Kamala Harris e James Talarico hanno pagine “HQ” di campagna elettorale che funzionano essenzialmente come account di fan.
Il punto però è un altro: in un’intervista con Rachel Karten, prossima speaker al Cannes Festival, parlano del loro processo di creazione.
Dedichiamo più tempo alla ricerca del nostro pubblico e all’analisi delle prestazioni dei nostri contenuti che al brainstorming. Nel complesso, passiamo molto più tempo al canale rispetto alla maggior parte dei professionisti marketing sia abituata a fare.
Il motivo per cui questi video hanno avuto successo è che aveva un punto di vista. Pensiamo che il lavoro più importante avvenga prima ancora di prendere in mano una videocamera, e consiste nel rispondere alla domanda: a chi è rivolto questo video?
Nella maggior parte dei reparti marketing, se fai questa domanda a cinque persone, otterrai cinque risposte diverse. In realtà non c’è nulla di unico in ciò che facciamo, è il rigore e la coerenza con cui lo applichiamo.
Breve, intenso, ma fa riflettere su come dovrebbe evolvere il lavoro vista l’abbondanza dei contenuti. Si passa più tempo a vedere e ad analizzare che a creare. L’insight si trova nel consumo, non nella ricerca. E il consumo stesso è la ricerca.
Notizia #3: Pringles diventa un trend
E poi… c'è il trend lanciato da alcuni food creator che hanno iniziato a mettere il cioccolato dentro le Pringles e a fare video in cui si vede “‘sto tubo di cioccolata con dentro le patatine”.
Sta andando talmente virale che anche Pringles ha fatto un video sul suo account IG in partnership con Dove chocolate dove fa questa cosa.
Non hai capito di cosa si tratta? Abbiamo trovato un video per te.
2 Provocazioni
Provocazione #1
Dicono che il Marketing sia morto. Sembra che ogni settimana l’AI fa fuori qualcuno: prima erano i developer, poi i designer, ora i marketer.
Il punto: molti esperti di marketing stanno passando dove va l’innovazione. Una parte di chi ha fatto marketing si è spostato in questo settore per la velocità a cui andava e per l’onda che ha creato. Il marketing digitale era il “place to be”.
Ora arriva l’AI e cambia alcune regole del gioco (non tutte, alcune). E quindi non è morte, è evoluzione - e sì, questa frase è ancora human generated.
Provocazione #2:
È più facile gestire un business in Kosovo che in Italia. For real?

Ne parlavano giovedì sera all'evento di tot., un'azienda che ce la sta mettendo tutta per semplificare la burocrazia delle imprese italiane (ne hanno già aiutate più di 3.000), per concentrarsi davvero su quello che conta: fare business.
Se continuiamo così, e senza aziende come tot. che ci aiutano, oltre alla fuga dei cervelli diventeranno mainstream temi come fuga di aziende e capitali.
1 Tool: Larven AI
Questo tool promette di sostituire il tuo CMO per ecommerce, app o SaaS perché è in grado di creare grafiche statiche, video content, attori e creator UGC. Traduce in ogni lingua e si adatta in maniera perfetta per ogni formato.
È un po’ costoso se lo vuoi provare, ma la promessa è bold.
PS: Ad Library e landing page possono essere di grande ispirazione.
Per questa settimana è tutto.
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